Biografia

Le armi del mio confronto con i mezzi elettronici possono sembrare impari ma sono quelle tradizionali del pittore. Colori a olio su multistrato o compensato

Biografia

Riporto alcune righe tratte del catalogo della mostra “Province d’Arte – Livorno”, a cura di Cristina Olivieri.

 

Max Mazzoli è nato a Livorno nel 1953 e lavora in campo artistico dividendosi tra la realtà toscana e quella sarda, attualmente vive e lavora a Sassari.

L’artista attratto dall’infinità delle immagini offerte dalla televisione, dal cinema, dagli spot, dai videoclip, dalla sua mania di fotografare tutto, le osserva, le seleziona, le isola ed infine le ingrandisce, prima di rielaborarle su tavola, usando colori ad olio.

Le ascendenze ideali dell’artista vanno dall’iperrealismo, il fumetto, il cinema, la pop art e naturalmente la tv, sintesi diabolica d’ogni mondo contemporaneo.

 

Catalogo mostra “C’è sguardo e sguardo” – Proposte d’arte contemporanea

 

Mostre personali

 

2017 Marzo 2020: Ti ho letto nel pensiero, Spazio Sperimentale Mauro Manca, Liceo Artistico F. Figari, Sassari

 

2017 Gennaio Ti ho letto nel pensiero, Galleria Temporary Storing CONTEMPORARY ART (Fondazione per l’arte Bartoli Felter), Cagliari

2016 luglio Sette nuovi santi, Galleria Bonaire Contemporanea, Alghero

2016 giugno – luglio Filmofrenico, Palazzo Ducale, Sala Duce, Sassari

2016 giugno Molineddu Arte Evento e Creazione (XX Edizione), Molineddu, Ossi

2016 giugno Premio Internazionale d’Arte Marchionni, MAGMMA (Museo d’arte grafica del Mediterraneo Marchionni), Villacidro

2016 maggio- giugno VI Edizione MCDA – Expo d’arte contemporanea, Auditorium Pala Riviera, Cupra Marittima, Marche

2016 marzo – aprile Le relazioni pericolose – Immaginario filmico e arti visuali, Pinacoteca Comunale Carlo Contini, Oristano

2016 febbraio Evviva Villacidro – Villacidro è viva, MAGMMA (Museo d’arte grafica del Mediterraneo Marchionni), Villacidro

2015 dicembre – gennaio Sapiens Sapiens, LEM, Sassari

2015 dicembre Sapiens Sapiens – Tutti giù per terra, Museo Aligi Sassu, Thiesi

2015 settembre – dicembre E il Topo, Museo Nivola, Orani

2015 settembre Fire Fighters (14° stagione Aggabachela), P.zza Conte Moriana, Sassari

2015 settembre Molineddu Arte Evento e Creazione, Molineddu, Ossi

2015 luglio – agosto Sapiens Sapiens – Entro oggi, Galleria Bonaire Contemporanea, Alghero

2015 luglio Sapiens Sapiens – Fatemi finire il giro, P. Tola 27, p.3, Sassari

2015 luglio Mr Natural, Hotel Grande Torre, Torregrande, Cabras

2015 maggio Sapiens Sapiens – Eterogeni, Fondazione Bartoli Felter, Cagliari

2015 aprile – giugno Face Off Bersaglio di Notte, Murats, Samugheo

2014 dicembre – gennaio Voglio l’erba voglio, Res Publica, P.zza Pino Piras, Alghero

2013Early morning, Fuel ArtGallery, Livorno, a cura di Cristina Olivieri

2012. Firenze. Mr. Natural. Galleria Bottega d´arte Merlino, a cura di Gianni Costa. Catalogo e testo critico a cura di Cristina Olivieri.

2011 dicembre. Mostra personale di Max Mazzoli Mr. Natural presso la galleria Denti & Denti di Sassari. A cura di Cristina Olivieri

2010 maggio, A virtual life, mostra personale presso spazi espositivi Sosushi, Sassari, a cura di Move in art.

2008 novembre, personale Miti & leggende, Palazzo Ducale, Sassari.

2008 marzo, Personale A virtual life negli spazi espositivi dell´Exma´ di Cagliari, con il patrocinio dell´assessorato alla cultura del Comune di Cagliari.

2006 agosto, Personale nell´ambito del premio internazionale Kunst Forum International a Meisterschwanden (Svizzera). A cura di Dora Del Mese

2006 luglio, nell´ambito del festival del racconto, Mille e un nuraghe, a Perfugas (Sassari). A cura di Stefano Resmini.

2006 febbraio, Max Mazzoli, mostra antologica in via Adelasia 2, a Sassari

2005 novembre, ARTeatro, L’immagine violata, doppia personale con Anna Ka al Nuovo Teatro delle Commedie (Livorno) – curatore Cristina Olivieri

2005, novembre Disamistade, Personale alla galleria Marasma di Sassari, curata da Mario Marras

2005, settembre Ombre rosse personale curata da Ilenia Solinas nell’ambito della chiusura di Sa Festa Manna, a Banari (Ss)

2005, maggio Ombre rosse, Cinema Kino Dessé (Livorno) – curatore Cristina Olivieri

2004 Frame, Centro Kairos (Sassari) – a cura dell’associazione Kenosis

La videocamera pittorica
di Antonello Ruzzu (2004)La reazione più comune tra il pubblico, – da quando negli ultimi anni le opere di Max Mazzoli si sono diffuse e in maniera altrettanto ampia hanno trovato interesse e consensi in ambito nazionale,- è espressa dal dubbio sulla loro natura. Anziché normali quadri, realizzati con gli strumenti della consuetudine pittorica, sembrerebbero ad una prima, immediata, occhiata, riproduzioni fotografiche o comunque realizzazioni ottenute grazie all’impiego di una qualche tecnologia digitale d’eccellente e minuziosa fedeltà.
A questo sguardo iniziale non dev’essere imputata un’impressione affrettata e superficiale ma, al contrario, esso introduce direttamente nel vivo delle ragioni espressive che contrassegnano l’ormai riconosciuta e cospicua esperienza pittorica di Mazzoli, portando al centro del loro paradosso. La semplicità con cui si instaura un simile rapporto è ricreata ogni volta grazie alla stessa ragguardevole sapienza figurativa di Mazzoli che, nelle composite spirali del proprio DNA artistico, reca incluso, per effetto delle origini livornesi, il gene della grande tradizione naturalistica toscana.

Da intendersi, innanzitutto, nel senso dell’inclinazione vitale alla pittura, altrettanto primaria, fondativa ed esperienziale come la facoltà visiva. Il paradosso sta nel fatto che con il suo modo “classico” di intendere la pittura, con la sua vocazione quasi fisica al dipingere, Mazzoli si misura con quanto di più artificiale e tecnologico vi sia nell’immaginario contemporaneo, la luce televisiva.

Egli, in sostanza, sulla scena della sfida mortale che l’immagine mediatica è riuscita ad imporre ormai globalmente, cancellando le coordinate tradizionali ma oramai quanto usurate dell’opera d’arte e del suo autore, ritrova in maniera sorprendente ed originale una funzione per la pittura, facendone il mezzo per riprodurre le particolari vibrazioni di onde luminose che scaturiscono dal pixel catodico.

In questo svolge un’operazione opposta all’iperrealismo americano del quale in lui si avvertono le ascendenze: il problema, infatti, non è rendere più chiara e distinta la visione ma riprodurre esattamente il bagliore velato, sintetico, che fagocita e rende indistinte le immagini che scorrono sullo schermo.

Nell’istante in cui le sottrae alla piena melmosa e incessante del loro fluire, che trascina tra i vortici dei fotogrammi lo stesso spettatore, quando preme insomma su quel suo inattuale telecomando fatto di pennelli e colori il tasto del fermo immagine, per riprodurre quell’immagine esattamente così come è, cioè impalpabilmente immersa nella nebbiolina elettronica che deforma la percezione della più infima sequenza trash come del sublime Kubrick di Arancia meccanica o di 2001: Odissea nello spazio, Mazzoli attribuisce alla pittura un ruolo salvifico.

Arrestata per un istante la velocità dell’indeterminato flusso mediatico, la singola immagine di Taxi Driver, di Blade runner, ma anche quella di uno spot pubblicitario, viene restituita all’enigma della visione. L’intento che muove Mazzoli, infatti, non mira certo a ristabilire un’improponibile aura artistica tra le immagini, selezionandole in base ad un incerto, più o meno alto, quoziente estetico.

Qui, ovviamente, le influenze della Pop Art, del fumetto, del cinema, del videotape, della stessa televisione, giocano ciascuna un proprio ruolo importante perché gli consentono di assumere a pieno la sfida della medialità cimentandosi col suo effetto più insidioso per l’opera d’arte, vale a dire l’esteticità diffusa che pervade da ogni lato la nostra condizione percettiva senza che spesso riusciamo ad averne consapevolezza.

Il sistema della comunicazione televisiva con in testa la pubblicità macina ogni giorno un’enorme quantità di immagini, molte delle quali di un elevato potenziale visivo. Mazzoli non ha remore nel frugare anche tra questi rifiuti mediatici e, così, la sua fascinazione per le possibilità espressive delle tecnologie mediali ma anche il timore per il loro dominio incontrastato si esprimono ispirandone la pittura a far affiorare in queste immagini le enigmatiche icone dell’epoca.

Con Frame Mazzoli comincia ad indirizzare lungo un percorso in parte differente, rispetto alle sue importanti mostre degli ultimi anni, l’interrogativo sullo stato attuale della nostra condizione percettiva e il rilancio della pittura nell’epoca dell’impero mediatico, che ne motivano sempre la particolare pratica estetica.

Il gioco si sposta ora verso la produzione diretta delle atmosfere televisive, ossia verso la cattura con la videocamera di singoli frames di immagini filmiche elaborate in proprio e appartenenti a prove ancora del tutto frammentarie e non lavorate di idee per un film,dalla realizzazione quanto mai ipotetica, che vengono consegnate dalla pittura ma sempre evitando di far prevalere su quest’ultima l’esclusivo interesse per le nuances della luminosità cinematografica.

In fondo se si parla di immagini episodiche e grezze di un film che non sarà mai completato è perché questo film risulta molto simile alla vita, altrettanto frantumata e ruvida.

Mazzoli sposta la sua singolare videocamera pittorica sulla vita non tanto perché solo l’immagine filmica può restituire il senso anche di un solo brandello di un’esistenza collettiva inafferrabile e lacerata ma in quanto quello stesso frame è ugualmente effimero e diviso, come la vita che rappresenta, e si può tentare di trattenerlo solo riversandolo sul nastro videopittorico.
Antonello Ruzzu

2003 Maree, Spazio Atipico Di Martino e Associati (Milano) – curatore Stefano Resmini
Turbinii di luce materializzano immagini
Lo schermo congela e
Ci restituisce sogni
Incandescenti gioie e magmatiche paure
Perversioni annientate o forse solo assopite
la complicità di un occhio catodico
Ci permette di giocare con
L’assordante frastuono
Di molteplici visioni
Una fluttuante musica
Ci culla in amniotiche maree
Complicità di Max di Stanley di anonimi viaggiatori
Luoghi immateriali per barocche scenografie
Caotiche città di deserti quotidiani
Ironici sguardi sfuocati
Taglienti giochi d’ombra evocano pulsioni
La realtà che ci circonda
Raccontata ma mai catturata
Materializzata su tavola
Diventa uno specchio
Che ci rimanda
Balenanti emozioni che con
Sarcastica saggezza
Scandagliano abissi
Reconditi e apparentemente mai vissuti

Stefano Resmini

2002 Maree, DAG Art Gallery (Livorno) – curatore Thomas Romeo

2002 Mareelocali di “Le pain quotidien” (Roma) – curatore Patrizia Ferri e M. Scaringe

2002 Maree, Palazzo della Provincia (Sassari) – curatori Patrizia Ferri e Carmelo Meazza
Testo in catalogo:

Parlare di civiltà dell’immagine per quanto riguarda l’epoca contemporanea è ormai entrato nell’uso comune. Da troppo tempo ormai gli artisti fanno i conti con un universo mediale sempre più dilatato e con una spettacolarità in crescente espansione che in bene e in male permea e condiziona il nostro quotidiano e che ha costretto l’arte ad aprire i suoi confini.

Il rapporto tra i due linguaggi aperto agli inizi del secolo scorso dal Futurismo e accolto dall’avanguardia radicale di ieri e oggi nei termini di incontro e scontro,intreccio e collisione,analogia e differenza, è divenuto un dato costitutivo di un’elaborazione estetica sempre più insofferente a logiche settarie e parametri rigidi e dicotomici, all’insegna della relazione e della contaminazione per infrangere le barriere che separano arte e vita.

Max Mazzoli ama sprofondare dolcemente e farsi inondare dalla marea dilagante delle immagini,e così consegnandosi alle onde immateriali della tecnologia naufragare nell’isola di un’elaborazione solitaria, intensa, silenziosa, approdo di un viaggio creativo sofferto e autentico.

Un artista schivo e riflessivo ma anche ironico e attento a quanto lo circonda, curioso e onnivoro, che a quanto dice vorrebbe “ragionare come un tubo catodico… vivere sospeso in un ambiente asettico,con le radici immerse in un flusso liquido di immagini e nutrirsene avidamente”: icone cinematografiche,spot,fotografia, soap, fiction e videoclip, flussi immateriali di tecnologie presi, riconvertiti e metabolizzati nello spazio-tempo concentratissimo di una pittura con un eccesso di anima e un fare che parla di una dimestichezza particolare con la storia dell’arte e le relative tecniche tenuta a bada per non trasformarsi mai in virtuosismo o abilità fine a stessa.

Mazzoli preleva da quel serbatoio concentrato di sogni ,desideri e proiezioni umane, quell’universo percettivo affascinante che abita lo schermo cinematografico e televisivo, intuendone il potenziale creativo e scandagliandolo con uno sguardo che penetra nell’essenza dell’immagine mediale e ce la restituisce inedita agli occhi e all’anima.

Un cut-up di frammenti e montaggi dell’immaginario mediatico emessi via cavo che assumono nella pittura, come modo di vedere “oltre” a partire da un vissuto individuale, un’aura di completezza e unicità, forti come eventi naturali, presenze irradianti luce irreale e metafisica o accesa da toni drammatici, quasi caravaggeschi, dove il linguaggio orizzontale dei media si innesta a quello verticale della tradizione artistica e da questa ibridazione nascono tensioni di una nuova comunicazione estetica in senso ampio perchè apre il linguaggio creativo sulla totalità del contesto.

Mazzoli seguendo un misterioso meccanismo psicologico che scatta quando l’artista fotografa il soggetto che poi dipinge, seleziona dalla trasmissione continua di immagini via cavo la scena e da questa il dettaglio, ingigantendolo con un’inquadratura ravvicinata-come faceva la pop art: l’immagine così enfatizzata che non più da una tela,ma da uno schermo, come tra i primi ha fatto Schifano ispirato da una tecnologia come “Musa ausiliaria”, appare come la manifestazione in diretta di un mondo “altro”, che suscita emozioni intense secondo un processo che è un vero e proprio testare attraverso la riflessione sulla pittura, la capacità dei linguaggi audiovisivi di attuare metamorfosi visionarie.

La realtà televisiva scandagliata per la prima volta da Fluxus è ora indubbiamente “forma e frame di vita” dice Enrico Ghezzi, “momento ultimo, definitivo e diffuso di cinema” che porta di conseguenza a una percezione della realtà come film, una visione irreale del supposto reale come ci è apparso nell’informazione dei più tragici avvenimenti degli ultimi trent’anni dalla Guerra del Vietnam alla Guerra del Golfo fino alla tragica spettacolarità dell’attentato alle Twin Towers, soppiantando decisamente l’idea di televisione come prolungamento della vista descritta da Mc Luhan.

Da qui la deduzione paradossale di Baudrillard che afferma che addirittura la realtà non esiste se non è “certificata dalla televisione”, che nella sua promessa di trasparenza pone il problema oggi centrale del confine sempre più sfuggente fra realtà e simulazione, verità e simulacro, la minaccia al reale da parte del non-reale.

L’artista partecipa in una sorta di simbiosi interpretativa al proprio tempo, osservando l’immagine mediale come al microscopio va oltre la sua apparenza spettacolare e fittizia, riportandola ad una dimensione mentale speculare alla sua perfezione tecnica,ne indaga gli aspetti oscuri, nascosti per cui l’irreale come “incanto” e non ambigua egemonia si riappropria del suo senso, all’interno dello spazio reale e virtuale per eccellenza della superficie e riconduce l’arte come “avventura umana” alla sua travolgente funzione, quella di ricondurre al senso profondo della vita sottratta alla “finzionalizzazione”, cioè al sentirsi succubi e inermi spettatori di uno spettacolo che ha la tecnica e la potenza delle immagini televisive come scrive Marc Augè.

Una vita vissuta in prima persona in quanto ricerca di verità e autonomia personale a cui si accede soltanto se, come Max Mazzoli si è provvisti di un’etica del risveglio e di una morale di resistenza.

Patrizia Ferri

2000 Indifferenze della luce, Centro Kairos (Sassari) – curatore Carmelo Meazza
2000 Indifferenze della luce, Centro Kairos (Cagliari) – curatore Gianni Azzeri
2000 Indifferenze della luce, Centro Kairos (Livorno) – curatore Thomas Romeo
1999 Rivisitazioni, Centro Kairos (Sassari) – curatore Carmelo Meazza
1999 Max Mazzoli, Circolo Chico Méndez (Ossi, SS) – curatore Ilenia Solinas
1998 Messico e nuvole, Circolo Chico Méndez (Ossi, SS) – curatore Ilenia Solinas
1997 Max Mazzoli, Circolo Chico Méndez (Ossi, SS) – curatore A Demontis
1997 Max Mazzoli, Atelier Le Ginestre Porto Rotondo
1997 Max Mazzoli, Palazzo Baronale (Ossi, SS) – curatore A. Demontis
1996 Max Mazzoli, Galleria cinema Quattro Colonne (Sassari) – curatore Dante Mentisci
1995 Max Mazzoli, Circolo Endas I Portici (Sassari) – curatore Monica Falchi
1992 Amore e Psiche, Galleria via Carso (Sassari) – curatore Monica Falchi
1992 Max Mazzoli, Sala comunale (Pozzo Maggiore, SS) – curatore Paolo Rubattu
1992 Maggio Sassarese, Teatro Civico (Sassari) – curatore Sissi Thompson
1990 Max Mazzoli, Atelier Marina (Porto Rotondo)
1989 Max Mazzoli, Atelier Marina (Porto Rotondo)
1988 Chissà dove vanno, Villa Sansoni (Livorno)
1982 Max Mazzoli, Hotel Continental (Marina di Pisa) – curatore Piero Caprile
1982 Max Mazzoli, Galleria Athena (Livorno) – curatore Piero Caprile

Testo critico in catalogo:

MAX MAZZOLI, che ufficialmente si presenta in pubblico e con molta umiltà – cosa apprezzabile oggi – con i suoi lavori a recupero di un’ idea, di una preferenza, traccia motivi di moderna e realistica figurazione. Nei paesaggi infatti, dove sembra penetri un cronologico iperrealismo, ma ad un’acuta analisi iperrealismo non è, riassume la congiungente di precetto visivo, ma calda è la colorazione, a conforto di riflessi notevolmente più umani.

Che l’iperrealismo, nel suo capitolo di storia, accettò anche, declassandone il tono di purezza, artisti accademici, neorealisti scontenti, e persino naif in malizioso abbandono per povertà psicologica, di mancata innocenza, ed in realtà innocenza non era, magnificandone gli oggetti, opere declassate ad oleografie. Il discorso variava solo per gli artisti creatori della nuova formula con gruppi di uomini astrali o interi ambienti di presenza quotidiana nella esasperante realtà, nel verismo, quadri elettronici da grafico compiuter, o semplicemente di metodo tecnico e direzionale, elementi messi a fuoco come da riporti fotografici.

Max Mazzoli non è su questo piano, sebbene il discorso della sua pittura puntualizzi disegno e colore;impaginazione interrotta talvolta da un tratto bianco o nero, ad inizio e termine soggetto, a sottolineare rilievi di luce, di stabilita inquadratura, di limitazione e focalità, per esaltare, appunto, il tracciato dipinto; per cui, nella parte centrale: paesaggio, figura, composizione od altro, si condensa l’aspetto di genere pittorico o veristico, mentre la rigida fasciatura neutra è mero argomento di esercizio.

Il “Babbo di Pino”, quadro di analisi, riflette un fatto culturale e figurativo in ossequio al “tipo” di individuale socialità; come nelle invitanti figure muliebri il sapore della forma si accosta ad immagini estetiche di pittorica composta da esaltare il volume. Presentazioni e raffronti di riflessa sensibiltà, di esistenziale riassunto nei rapporti teorici, così prossimi alla geometria del soggetto, rispetto alle cose, al simboleggiare del silenzio come invito al riflettere, attraverso i ben disposti argomenti decorativi, e non disgarbano, di alcuni suoi interni, o propriamente in “Abbandono”, un atto ben congeniato: barattoli, plastica in una varietà oggettuale; predomina il colore, la causa della materia, dalla intatta fisionomia, ma è anche presente il carattere della consumazione, il peso dell’abbandono, la sintesi dell’oblio, quasi un disprezzo: tragico trapasso delle inutili cose, quelle che servirono; ed eccoci ai pensieri distratti, serrati, tormentati, senza la comune traccia del ricordo verso la materia inquinante.

Dialettica che ritroviamo nella forma-colore: il barattolo o elemento di memoria per l’accento timbrico o punto di vista, a serrare il disfacimento della interna materia nell’assieme innominabile perchè decomposta. Nel paesaggio “Ardenza” la pagina si apre di virtuosità labronica, un vecchio amore per le cose di Livorno, e prevalente, è il taglio del quadro e il suo contenuto, molto valido: alberi, case, eccetera, in elogio ad una contemporaneità ed analisi, e siamo in linea di una pittura narrativa, minore inventiva ma effetto, fino ad incontrare una urbanità ormai cognita: “La Fortezza Vecchia”, e ci piace sottolineare in quanto ripercorre ambienti e itinerari di mitica espressività, di sistema storico.

Se tuttavia Max Mazzoli, e il suo glossario in genere, è di consistente realismo, anche per gli argomenti di linea “ecologica”, altro aspetto del nostro tempo, il pensiero che rivolge alla natura e alle cose ha una sua definizione, un parlare prossimo al meditare, ben trascurando ricerche edonistiche, di ornamento, ma concentrazione analitica e prevale il ritmo, lo spazio, il gioco di ambienti in contrasto con altri, tessitura che troviamo (per riprendere un discorso) anche in “Abbandono”, nel margine di degrado come suggerisce l’etichetta dell’opera. Si avvale – ed aggiunge – una condizione di liberalità poetica nella tentacolare, ossessiva e mistica visione notturna di “Appuntamento sul ponte della ferrovia”, a stabilire nuovi temi: il mistero delle ombre e delle pause nel pieno desiderio di due creature, ne scorgiamo le sagome, che comunicano attraverso il pensiero, nell’assoluto confronto del silenzio, al bagliore ideologico di luci lontane.

Piero Caprile

Mostre collettive

2015 Sapiens Sapiens, LEM, Sassari

2014 Stazione temporanea dell’iperrealismo e della nuova figurazione, Magmma, Villacidro

2014 Voglio l’erba voglio, Res Pubblica, Alghero

2013 E=mc2, Fuel art gallery, Livorno, a cura di cristina Olivieri

2012 Lorenzana, PI. Shameless. nella sala comunale di Lorenzana. a cura di Giorgia Madiai, con testo di presentazione di Giuliano Nannipieri

2012 Ossi, SS. Arte, evento, creazione. Nella vallata di Molineddu, Festival di arti visive a cura dell’ associazione Kenosis, con il patrocinio di regione Sardegna e comune di Ossi.

2011. Ossi,SS. Arte, evento, creazione. Nella stupenda vallata di Molineddu, Festival di arti visive a cura di Move in Art, con il patrocinio di provincia di Sassari e comune di Ossi.

2011. Sassari, la terra e l´amore, collettiva organizzata dal gruppo INTRA INTRO, curata da Francesco Zolo al palazzo ducale di Sassari. con il patrocinio del Comune di Sassari. catalogo a cura di Francesco Zolo.

2010 Ossi,SS. Arte, evento, creazione. Nella stupenda vallata di Molineddu, Festival di arti visive a cura di Move in Art con il patrocinio di provincia di Sassari e comune di Ossi. Catalogo e testi acura dell´associazione culturale universitaria Kenosis.

2010 Sassari, L´acqua e la vita, collettiva organizzata dal gruppo INTRA INTRO ,curata da Francesco Zolo, nei locali del centro culturale SQUOLA SERALE con il patrocinio di comune di Sassari. catalogo a cura di Francesco Zolo.

2009 Penelope contemporary art. Collettiva presso centro di aggregazione giovanile Fuoricentro (Livorno). A cura di Cristina Olivieri

2009 Arte,evento,creazione. Festival di arti visive, Mulineddu(Ss)a cura di Kenosis (associazione culturale universitaria).

2009 Iperrealismo e contaminazioni. Collettiva a Palazzo Ducale (Ss)a cura di Walter Marchionni

2008 estate, Sguardi sonori, festival of media and time based art, a cura di Sandro Cecchi, Carlo Fatigoni, Neil Leonard, Sandra Gonzales, Ignazio Lago. (Schio, Bomarzo, Tivoli, Benevento, Napoli).

2008 luglio. Arte, evento, creazione. festival di arti visuali e sonore a cura di Bruno Petretto, Mulineddu (Sassari)

2006, dicembre, Rintracciarti, palazzo della regione, Mantova. Direzione artistica: Enrico Alberini,Pierpaolo Parogni, Giona Scanavini.

2006 luglio, Arte evento creazione, Molineddu, ossi (Ss). A cura dell´associazione Kenosis

2006 maggio, Quattrocento, galleria mercurio, Viareggio, (lucca). A cura di Cristina Olivieri.

2006 marzo, We save the world? L´arte del possibile, rassegna d´arte contemporanea al femminile – Bottega del Caffé (viale Caprera, Livorno). Curatore Cristina Olivieri

2005 Sa Festa Manna, Sito archeologico di S. Cristina (Paulilatino, OR)

2005 giugno, Arte Evento Creazione, Molineddu (Ossi, SS)a cura dell’associazione Kenosis

2005 Atelier, Centro Kairos (Sassari) – a cura dell’associazione Kenosis

2005 Blog on Arthur Rimbaud, Castello di Rivara (Rivara, TO) – su invito di Gabriele Perretta, curatori vari

2004 Rosso, Blanc Spazio Studio (Alghero, SS) – curatore Miriam Marceddu

2004 Sa Festa Manna, Sito archeologico di S. Cristina (Paulilatino, OR) – curatore Ilenia Solinas

2004 Province d’Arte, Palazzo della Regione (Firenze) – curatore Cristina Olivieri

2003 Arte Evento Creazione, Molineddu (Ossi (SS) – curatore Carmelo Meazza

2003 Riparte, Locali Fiera (Roma) – curatore Thomas Romeo

2003 M.A.D.-F.X., Palazzo dell’Arengario (Milano) – curatori Thomas Romeo e Stefano Resmini

2003 Love, Vietato ai minori, DAG art gallery (Livorno – curatore Thomas Romeo

2002 Arte Evento Creazione, Molineddu (Ossi (SS) – curatore Carmelo Meazza

2002 Fiera del Levante, Locali Fiera (Bari) – curatore Thomas Romeo

2002 Collettiva, locali di Le Pain quotidiane (Roma) – curatore Massimo Scaringella

2002 Premio Internazione Sartiglia, Primo classificato (Oristano)

2001 Premio Arte Mondadori, Posteria (Milano)

2001 Collettiva, Centro Kairos (Cagliari) – curatore Gianni Azzeni

2001 Collettiva Centro Kairos (Sassari) – curatore Carmelo Meazza

2001 Arte Evento Creazione, Molineddu (Ossi, SS) – curatore Carmelo Meazza

2001 Collettiva, Mobilia by Ferroni (Sassari) – curatore Carmelo Meazza

2000 Collettiva, Centro Kairos (Livorno) – curatore Thomas Romeo

2000 Arte Evento Creazione, Molineddu (Ossi, SS) – curatore Carmelo Meazza

2000 Collettiva, Casa Museo (Nurachi, SS) – curatori vari

2000 Collettiva, Mobilia by Ferroni (Sassari) – curatore Carmelo Meazza

1999 Rassegna S.Pantaleo, Chiesa sconsacrata (Martis, SS) – curatore Carmelo Meazza

1999 Collettiva, Circolo Chico Mendez (Ossi, SS) – curatore Ilenia Solinas

1999 Mogambo, Facoltà di Lingue (Sassari) – curatore Luca Losito

1998 Collettiva, Palazzo baronale (Ossi, SS) – curatore Ilenia Solinas

1997 Solidarietà, Palazzo della Provincia (Sassari) – curatori vari

1997 Confine Strano, Bottega d’arte Pintus (Sassari) – curatore Efisio Sardara

1997 Omaggio a Nanni, Bottega d’arte Pintus (Sassari) – curatore Efisio Sardara

1997 Collettiva, Palazzo Baronale (Ossi, SS) – curatore Ilenia Salinas

1997 Biennale Europa Unita, Isola (Sassari) – curatori vari

1991 Collettiva, Galleria Sironi (Sassari) – curatore Ernesto Cardone

1991 Tottu’mpare, Sala Comunale (Osilo, SS) – curatore Nanni Pintus

1991 Collettiva di arte sacra, Chiesa del Sacro Curoe (Sassari) – curatori vari

1986 Solidarietà, Piazza XX Settembre (Livorno) – curatore don Edo

1972 Saggio, La Cigna (Livorno) – curatore Voltolino Fontani

 

PUBBLICAZIONI

Intervista di Cristina Olivieri sulla rivista “Livorno Cruciale”

Arte Mondadori – Rubrica Arte & Mercato 2003 – Quotazioni

 Arte Mondadori – – Rubrica Arte & Mercato 2003

Arte Mondadori – Rubrica Arte & Pittura 2002

La pittura cinemascope
di Alessandro Riva (2002)
(da Arte Mondadori)Toscano, cresciuto nell’ ambiente letterario e artistico livornese degli anni Settanta (“mio zio era pittore, mio padre amico di scrittori e intellettuali della zona”), Max Mazzoli vive da tanti anni a Sassari, dove ha elaborato un suo stile pittorico che guarda molto alla griglia televisiva e cinematografica. “Però”, dice il pitore, “a me interessa la tecnologia un pò arcaica, quasi primitiva, dei vecchi televisori che davano un’ immagine disturbata, sporca, e forse proprio per questo più poetica e affascinante, con una valenza quasi pittorica”. Mazzoli dipinge da sempre: “Sono stato a scuola da Mario Nigro”, racconta, “quando ero ancora un ragazzino, ma la formazione artistica qua a Livorno era sempre quella della tradizione postmacchiaiola”. La svolta è venuta nei tardi anni settanta, con la scoperta dell’ iperrealismo. Anche in Italia, quelli erano gli anni delle mostre sui realisti europei e americani, e molti giovani di allora hanno avuto un’ illuminazione. “Ho cominciato lì a guardare le realtà con altri occhi”, rivela. “Solo in seguito ho cominciato a usare la televisione come una finestra. Da essa passa tuto il nostro immaginario, e io vi pesco volti, atmosfere, situazioni”. Soggetti che poi l’ artista trasferisce sulla tavola dipinta con l’ olio, “per creare”, spiega,”il contrasto tra l’ elemento tecnologico e la tecnica più antica che esista.Alessandro Riva Cinema scope on oil paintings 
(traduzione in inglese dal testo di Alessandro Riva, 2003)
He paints on wood and steals the images from the movies. Just like an
hacker…

Born in Toscany, he developed his skills in the seventies artistic and literary world af Livorno. “My uncle was an artist and my father was deeply involved with local intellectuals and artists”.

Max Mazzoli lives in Sassari, in the beautiful island of Sardinia where he has developed his unique style based on his studies of cinematography.

“I am interested” he says “in the primitive images of the old TV sets. Images that are fuzzy, crackled and unrefined but somehow more fascinating and poetic… more like painting”.

Mazzoli has painted all his life, “I’ve studied under Mario Nigro” says the artist “when I was a young boy, but my artistic formation in Livorno can be traced back to the local tradition so called “postmacchiaiola”.

The evolution came in the seventies with the discovery of “iperrealismo”. In those years, the artworks of famous American and European realists were exhibited everywhere and young people were enlightened by it.

“I started to look reality differently”, says the artist, “after that I started to use the TV as a window. Inside of it a wealth of ideas and images that I stop and pick from collecting faces, moods and situations…”.

The artist transfer the subject on wood, “to create” he explains, ” a contrast between the modern technological element and the oldest technique known to mankind…”

Alessandro Riva